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	<title>I film della mia vita</title>
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	<description>blog di cinema di Marcella Leonardi</description>
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		<title>Infinito, passione e realtà: Essere John Malkovich (1999)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 16:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Catherine Keener]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Kaufman]]></category>
		<category><![CDATA[Essere John Malkovich]]></category>
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		<description><![CDATA[Essere John Malkovich non è una commedia, e non è nemmeno una stranezza surreale come spesso è stato frettolosamente etichettato. Proiettato al Festival di Venezia nel 1999, il film di Spike Jonze  (qui affiancato dal più delirante degli sceneggiatori, Charlie Kaufman)  ricevette un&#8217;accoglienza tiepidina che non riesco a spiegarmi. Se un festival è, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/06/being_john_malkovich_poster.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-284" title="being_john_malkovich_poster" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/06/being_john_malkovich_poster-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Essere John Malkovich</strong> non è una commedia, e non è nemmeno una stranezza surreale come spesso è stato frettolosamente etichettato. Proiettato al Festival di Venezia nel 1999, il film di Spike Jonze  (qui affiancato dal più delirante degli sceneggiatori, Charlie Kaufman)  ricevette un&#8217;accoglienza tiepidina che non riesco a spiegarmi. Se un festival è, per sua natura, frequentato da amanti del cinema, non capisco come si possa non innamorarsi di un&#8217;opera così visionaria, coraggiosa e di rottura; un film che non cerca riferimenti passati né futuri, non si ciba di nulla se non del suo mondo autosufficiente, dell&#8217;universo che costruisce e che diventa paradigma esistenziale pur nel suo apparente paradosso.<br />
<strong><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/06/bjm4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-285" title="bjm4" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/06/bjm4-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>Essere John Malkovich</strong> ha la sua forza nell&#8217;essere un film, primaditutto, sui sentimenti umani scavati  nel loro nucleo pulsionale. Se proprio occorre trovare un referente (ma credo sia del tutto inutile, mero gioco cinefilo in questo caso), mi viene in mente il Von Stroheim di <em>Greed</em> (1924), che esplorava in modo monumentale le pulsioni erotiche e distruttive dell&#8217;uomo. Jonze lo fa in modo più delicato e poetico, non per questo meno terribile, alleviando il percorso nel suo film/tunnel con immagini di grande suggestione immaginaria e romantica.</p>
<p><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/06/Being_John_Malkovich_up.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-286" title="Being_John_Malkovich_up" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/06/Being_John_Malkovich_up-300x243.jpg" alt="" width="300" height="243" /></a>Pochi film come questo scelgono un linguaggio poetico, non nel senso più trito dell&#8217;utilizzo di metafore o complesse simbologie , ma inteso come traduzione emotiva dell&#8217; esistenza, esperienza che si realizza tramite la forma evocativo/musicale del testo filmico: in questo senso non conta l&#8217;assurdità degli eventi narrati, quanto la realtà delle sensazioni e dei sentimenti che ne scaturisce. Assistendo a <strong>Essere John Malkovich</strong>, si partecipa ad un ossimoro: ciò che vedo è assurdo, ciò che provo è vero. Il film di Jonze e Kaufman finisce con l&#8217;essere irrimediabilmente  realistico.</p>
<p>Sfido chiunque, guardando il film, a non identificarsi brutalmente con lo stato d&#8217;animo dei protagonisti, nei loro moti emozionali più involontari: la paura, come smarrimento viscerale e infantile; il desiderio amoroso, pulsione senza appigli razionali né possibilità di redenzione; l&#8217;istinto di sopravvivenza, attaccamento alla vita darwiniano e che disumanizza, trasformandoci in creature disposte a sopraffarsi l&#8217;un l&#8217;altra. E in tutto questo, lo sguardo poetico e ironico di Jonze, la sua comprensione sincera verso quest&#8217;umanità disperata ed eroica che cerca, affannosamente, di realizzare i propri desideri, di soddisfare quei bisogni elementari di vita in cui annegano sogni e speranze.</p>
<p><strong><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/06/catherine_keener11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-288" title="catherine_keener1" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/06/catherine_keener11-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Essere John Malkovich</strong> è una sfida, un passaggio per chi vorrà addentrarvisi senza opporre resistenza; è un viaggio che coinvolge i sensi, che stupisce e incanta, che può sconvolgere per la verità che dice sulla natura umana. Si può leggere, senza farsi troppo coinvolgere, come <em>divertissement</em> senza significato, gioco artistico ed arguto di due autori giovani e <em>hip</em>. Ma la verità è che <strong>Essere John Malkovich</strong> è un film tremendo, intelligente e vero, un&#8217; analisi che si snoda come un dipinto di Escher attorno al vostro Io. Il potere è nei vostri occhi: abbiate il coraggio di guardare.</p>
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		<title>Il sur-realismo di Eraserhead (La mente che cancella) di David Lynch (1977)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 13:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[david lynch]]></category>
		<category><![CDATA[eraserhead]]></category>
		<category><![CDATA[jack nance]]></category>

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		<description><![CDATA[Eraserhead è il primo film realizzato da David Lynch nel 1977.  Amato da Kubrick, che lo proiettava durante la lavorazione di Shining per trasmettere inquietudine ai propri attori, è un film che è stato oggetto di molteplici e contraddittorie interpretazioni. In realtà, l&#8217;unicità di Ersarehead sta nell&#8217;essere un&#8217; opera d&#8217;arte dalle forti connotazioni estetiche, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/05/era1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-253" title="era1" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/05/era1-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" /></a><strong>Eraserhead</strong> è il primo film realizzato da David Lynch nel 1977.  Amato da Kubrick, che lo proiettava durante la lavorazione di Shining per trasmettere inquietudine ai propri attori, è un film che è stato oggetto di molteplici e contraddittorie interpretazioni. In realtà, l&#8217;unicità di <strong>Ersarehead</strong> sta nell&#8217;essere un&#8217; opera d&#8217;arte dalle forti connotazioni estetiche, che ha assorbito il clima dell&#8217;epoca rivomitandolo, violentemente, in forme e suoni alterati e disturbati, in una visione di cupa e intollerabile angoscia contemporanea.<br />
Quello che per molti è il film più insano e delirante di Lynch, sarei tentata di definirlo il più realistico, nella rappresentazione dello stato d&#8217;animo contemporaneo.</p>
<p><strong>Eraserhead</strong> tralascia qualsiasi intento narrativo e psicologico per farsi sentimento, paesaggio interiore, essenza attraverso quadri inquietanti, presenze e rumori. Protagonista di <strong>Eraserhead</strong> è il disagio di vivere, l&#8217;ansia divorante, il nero malessere esistenziale in un mondo che è soffocante e insensato quanto la misera realtà urbana.  I chiaroscuri, quei neri che tutto assorbono e celano, e gli improvvisi squarci di luce tagliente e spietata  compongono il reale di Henry Spencer, protagonista dallo sguardo attonito, muto, con una capigliatura che è il correlativo oggettivo del suo atteggiamento verso le cose.</p>
<p><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/05/eraserhead006.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-256" title="eraserhead006" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/05/eraserhead006-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Henry ha una moglie isterica ed epilettica, che ha appena partorito un “figlio” deforme dall&#8217;aspetto di capra scuoiata: un orrore con cui Henry convive quotidianamente, nel suo disperato tentativo di riprodurre uno schema di vita apparentemente “normale” ma che rivela la sua oscena bizzarria ovunuque: nelle cene ripetitive con la famiglia, attorno ad una tavolo in cui il cibo diviene corpo vivo e stillante sangue; nei discorsi, che diventano surreali vocalizzi gutturali; nei mobili dell&#8217;appartamento, in cui si nasconde una bianca cantante, angelo deforme che canta canzoni stridenti; e infine nelle notti lunghe e esasperate, immobilizzazioni forzate in un letto dove risuonano le urla repellenti del bambino.</p>
<p><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/05/henryeraserhead.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-257" title="henryeraserhead" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/05/henryeraserhead-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>Questo teatrino dell&#8217;assurdo non manca di una sua feroce ironia, ma è difficile non essere sopraffatti  dalle sequenze tetre e senza scampo, dalla fotografia funebre e metallica, e dalla colonna sonora – così ingombrante da farsi personaggio – di un film che è completamente proteso verso un&#8217;artistica, minuziosa, gravosa intollerabilità. A differenza dell&#8217;horror comunemente inteso, in cui il male è un corpo estraneo che irrompe in un&#8217;esistenza tranquilla e pulita, in <strong>Eraserhead</strong> è lo stesso quotidiano il portatore di un tumore che si innesta nell&#8217;uomo e lo degrada giorno dopo giorno, e di questa degenerazione siamo partecipi con una tecnica quasi incantatoria che ci rapisce dentro al film. <a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/05/eraserhead1976.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-258" title="eraserhead1976" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/05/eraserhead1976-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><strong>Eraserhead</strong> coivolge tutti i nostri sensi: ci lacera gli occhi con immagini oltraggiose per contenuto e composizione visiva,  violenta le nostre orecchie con suoni  industrial che sottolineano, in una continuità ossessiva e paranoica, ogni inquadratura. Si tratta di un&#8217;esperienza cinematografica totale, un film unico per intenti e risultati.</p>
<p>Non c&#8217;è riscatto, non c&#8217;è salvezza nell&#8217;antieroe Henry, cui non resta che assecondare il suo destino che lo rende parte (in senso grottescamente fisico, col suo cervello trasformato in gomma da cancellare) della società che disumanizza, produce e fagocita. La vita è metallo, grigiore, automatismo in cui i germi di umanità vanno mutandosi e degradandosi. Un capolavoro d&#8217;arte moderna, un film puro  che non vuole significare altro se non il fastidio terrorizzante e inaccettabile che ci lascia addosso.</p>
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		<title>Porno policromo, sangue e zombies: Re-Penetrator di Doug Sakmann</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 09:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo non è il film che normalmente trovate recensito su un blog di critica cinematografica, soprattutto un blog personale e gentile come spesso è il mio. Ma vogliamo negare la potenza di un&#8217;immagine filmica solo perchè appartiene ad un genere normalmente ritenuto privo di dignità? Eppure Re-Penetrator, film pornografico diretto da Doug Sakmann, rientra a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/04/repenetratorcover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-231" title="repenetratorcover" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/04/repenetratorcover-278x300.jpg" alt="" width="278" height="300" /></a>Questo non è il film che normalmente trovate recensito su un blog di critica cinematografica, soprattutto un blog personale e gentile come spesso è il mio. Ma vogliamo negare la potenza di un&#8217;immagine filmica solo perchè appartiene ad un genere normalmente ritenuto privo di dignità? Eppure <em><strong>Re-Penetrator</strong></em>, film pornografico diretto da <a href="http://www.imdb.com/name/nm0757217/" target="_blank">Doug Sakmann</a>, rientra a pieno titolo nei film che hanno segnato,   ed in questo caso scosso la mia esistenza.</p>
<p>Ha portato con sé un corredo di immagini talmente impreviste ed inimmaginate, ha oltrepassato limiti che nemmeno mi immaginavo esistessero, e mai, per un momento, mi ha dato la sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa di veramente sporco.</p>
<p><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/04/screening.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-232" title="screening" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/04/screening-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>In<em><strong> Re-Penetrator</strong></em> ho visto gioco (che traspare dalla divertita partecipazione dei protagonisti), sperimentazione, immaginazione, creatività e talento. Non sono queste le immagini che mi scandalizzano, trovo molto più pornografiche certe immagini o <em>abitudini </em>televisive, cui siamo così avvezzi da non notarne più l&#8217;intrinseca sconcezza.</p>
<p><em><strong>Re-Penetrator</strong></em> per alcuni mesi è stato persino bandito da Internet (il film veniva rigettato da tutti i servers americani) e gli stessi filmmakers denunciarono l&#8217;ipocrisia di tale atteggiamento, specie nell&#8217;ambito di un&#8217;industria che si alimenta di violenza davvero estrema.</p>
<p><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/04/repenetrator1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-233" title="repenetrator1" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/04/repenetrator1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Il film, del 2004, è diretto dall&#8217;allora giovanissimo Doug Sakmann, forgiato da anni di esperienza alla <a href="http://www.troma.com/" target="_blank">Troma</a> come creativo e curatore degli effetti speciali. Ossessionato da sangue e zombies, con una vivida passione per i primi horror di Sam Raimi ed il cinema degli anni &#8216;80, Sakmann decide di buttarsi in un esperimento di “Zombie Porn” ispirandosi ad un classico del gore: <a href="http://www.imdb.com/title/tt0089885/" target="_blank"><em>Re-Animator </em></a>di Stuart Gordon (1985), ricreando la bizzaria di quella rara commistione di humour e perversioni che deliziò generazioni di fans.</p>
<p><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/04/tommy1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-241" title="tommy" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/04/tommy1.jpg" alt="" width="240" height="179" /></a>Interpretato da Tommy Pistol e Joanna Angel, amici personali di Sakmann, <em><strong>Re-Penetrator</strong></em> diviene epitome e superamento dell&#8217;<strong>alt-porn</strong>, ovvero “alternative porn”: una pornografia indipendente, anticonformista, in cui l&#8217;immagine femminile è forte ed orgogliosa. Nato come sottogenere, l&#8217;<strong>alt porn</strong> ha acquisito carattere di movimento dai tratti ideologici “femministi”, lontano anni luce da tutta quella pornografia mainstream che degrada ed umilia la donna; l&#8217;<strong>alt porn</strong> intende essere liberatorio,  innanzitutto rispetto alla classica immagine dell&#8217;oca bionda e sottomessa. Propone donne di ogni forma, colore, “credo” sociale (goth, punk), ragazze della porta accanto, che rifiutano qualsiasi alterazione chirurgica o abbigliamento stile Barbie. Basta guardare a siti come <a href="http://www.supercult.com/" target="_blank">Supercult</a>,  <a href="http://www.burningangel.com/" target="_blank">BurningAngel</a>,<a href="http://vividalt.com/" target="_blank"> VividAlt</a> per farsi un&#8217;idea della nuova estetica proposta; e non di rado le immagini e film prodotti hanno esplicite ambizioni artistiche (come nel caso del regista EonMcKai o del fotografo Dave Naz).</p>
<p><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/04/repe_JPG.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-234" title="repe_JPG" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/04/repe_JPG-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>Ma <em><strong>Re-Penetrator</strong></em> rimane il film di un outsider, che dall&#8217;<strong>alt-porn</strong> nasce e comunque si distacca. E&#8217; un film talmente unico e personale nella sua semplicità, è la fantasia erotica e policroma di un giovane nutrito di horror, b-movies e senso del grottesco. E&#8217; esplosivo come una carica ormonale adolescenziale, neodadaista e forte di colori come un quadro pop, tra i rossi accesi di Wesselmann e i verdi fluo di Warhol.</p>
<p>In <em><strong>Re-Penetrator</strong></em> c&#8217;è tantissimo sangue, e tantissimo sesso, ma privati del loro valore oggettuale, scoperti solo nella loro eccentricità di immagine, forma e colore. Vi può disgustare. O vi può divertire da morire, privandovi dell&#8217;imbarazzo di porre un limite all&#8217;immaginazione.</p>
<p><em>Links utili:<br />
il <a href="http://www.repenetrator.com/" target="_blank">sito ufficiale</a> del film (è pornografia, solo 18+, siete stati avvisati)<br />
<a href="http://dougsakmann.wordpress.com/" target="_blank">il blog</a> di Doug Sakmann</em></p>
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		<title>Sogno di Prigioniero (Peter Ibbetson, 1935) di Henry Hathaway</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:18:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andrè Breton lo descriveva come &#8220;un film prodigioso, trionfo del pensiero surrealista&#8221;. Per Louis Bunuel era uno dei 10 migliori film mai realizzati. Sogno di Prigioniero è un film anomalo nel contesto del cinema hollywoodiano degli anni &#8216;30; un&#8217;opera che assorbe, forse in modo inconsapevole, gli stimoli delle correnti avanguardistiche europee e le nuove teorizzazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/2ibbetson1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-200" title="2ibbetson" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/2ibbetson1.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a>Andrè Breton</em> lo descriveva come &#8220;un film prodigioso, trionfo del pensiero surrealista&#8221;. Per <em>Louis Bunuel</em><strong> </strong>era<em><strong> </strong></em>uno dei 10 migliori film mai realizzati<em><strong>. Sogno di Prigioniero </strong></em>è un film anomalo nel contesto del cinema hollywoodiano degli anni &#8216;30; un&#8217;opera che assorbe, forse in modo inconsapevole, gli stimoli delle correnti avanguardistiche europee e le nuove teorizzazioni della <em>psicologia del sè</em>, fondendole in arte.  Stranamente, è reperibile su dvd, ed è uno di quei film che sfugge a qualsiasi tentativo di categorizzazione in generi e stili.  Non saprei nemmeno se definirlo &#8220;film&#8221; poichè  poesia in immagini, indagine psicoanalitica, scorribanda nel surrealismo più puro.<br />
<a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/PeterIbbetson21935.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-201" title="PeterIbbetson21935" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/PeterIbbetson21935-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a>Visionario e malinconico, il film è la prova che la creatività e la fantasia umana possano attraversare lo spazio, il tempo, e le imposizioni del sistema pur operando al suo interno.  Si tratta infatti di una pellicola nata dalle mani di un regista che, nei dizionari, viene immancabilmente definito un &#8220;onesto artigiano&#8221;, un esecutore delle direttive del rodato<em> Studio System</em> hollywoodiano: Henry Hathaway, famoso soprattutto per i suoi <a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/peteribbetson05.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-213" title="peteribbetson05" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/peteribbetson05-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a>malinconici western e per i thriller tesi e perfettamente compiuti. Eppure Hathaway è un inquieto, e mostra sin dagli esordi un lato oscuro ed individualista: giovanissimo, sceglie di collaborare col più anarchico, pazzo e visionario degli autori, quel Joseph Von Sternberg cui dobbiamo tanta cinematografia scomoda, scandalosa e masochista. Von Sternberg era un artista, e Hathaway ne assimila una forte propensione all&#8217;onirismo ed una sensibilità disturbata.</p>
<p><em><strong><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/peteribbetson.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-204" title="peteribbetson" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/peteribbetson-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a>Sogno di progioniero </strong></em>viene girato da Hathaway nel 1935, da un romanzo del vittoriano George Du Maurier.  Peter e Mary, i due protagonisti, ci vengono presentati ancora bambini, legati da un sentimento più forte di qualsiasi divieto. Divisi brutalmente dagli eventi della vita, si ritrovano riuniti nel sogno, in un mondo lirico ed ideale cui soltanto loro hanno accesso.<br />
Questa storia d&#8217;amore, tormentata e sublime, bene si inseriva nel filone di certo romanticismo tragico tipico dell&#8217;epoca, di cui Gary Cooper era interprete d&#8217;elezione. Eppure Hathaway fa di questo film un capolavoro bizzarro, una celebrazione del sogno alla maniera dei francesi: guardando il film, ci si stupisce che non sia opera di un Cocteau o di Renè Clair. <em><strong>Sogno di Prigioniero</strong></em> è l&#8217;incarnazione di un ideale romantico irriducibile ed eroico, che nasce dalle ceneri della letteratura ottocentesca e si proietta nell&#8217;azzurro del cielo, in un paesaggio di libertà astratta ed interiore, in una ribellione e rinascita fatta di poesia e d&#8217;amore.<br />
<a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/small_3652231.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-210" title="small_365223" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/small_3652231-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il film va ben oltre la sua matrice romantica, e si imbeve di una spiritualità ed una forza umanissime; è un canto all&#8217;uomo, al suo riscatto, alla potenza creatrice del sogno che distrugge qualsiasi ostacolo. Nel film, l&#8217;elemento ricorrente sono le sbarre, presenti come limite ad ogni possibilità d&#8217;amore ed elevazione oltre le cose. Il sentimento sovrumano dei protagonisti, le loro affinità elettive sono impedite dal &#8220;rombo del mondo&#8221;, dalle cose terrene e dalla miseria della condizione umana: ma vince lo spirito, lo spazio dell&#8217;anima in cui evadere e riscattarsi. <em><strong><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/peteribbetson06.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-214" title="peteribbetson06" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/03/peteribbetson06-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a></strong></em>Peter e Mary possono vivere, più pienamente e senza sofferenze, nella propria interiorità che esplode e si fa vita e natura, in perfetta armonia col proprio amore.<br />
<em><strong>Sogno di Prigioniero</strong></em> dà corpo all&#8217;ideale, percorre senza turbamenti lo scarto tra il limite e la nostra elevazione. L&#8217;amore vince, con grazia umile e silenziosa, levandosi in un volo eterno . Come ben lo definì Franco La Polla, uno dei nostri migliori critici scomparso di recente, il film è senz&#8217;altro &#8220;la cosa più delirante del cinema mondiale.&#8221;</p>
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		<title>Matrimoni Felici: la vera rivoluzione. Tre registi per raccontare l&#8217;amore che non finisce.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 09:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; facile descrivere un incontro; trovarsi, innamorarsi, confessare i propri sentimenti l&#8217;uno all&#8217;altro, sentire il cuore che estrae una nota unica e fortissima d&#8217;amore riambiato. E vissero felici e contenti. E dopo? Cosa accade all&#8217;amore, dopo? Come sopravvive- se sopravvive- al quotidiano, agli anni, agli urti delle avversità, alle inevitabili cadute di alcune illusioni?
Pochi registi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->E&#8217; facile descrivere un incontro; trovarsi, innamorarsi, confessare i propri sentimenti l&#8217;uno all&#8217;altro, sentire il cuore che estrae una nota unica e fortissima d&#8217;amore riambiato. E vissero felici e contenti. E dopo? Cosa accade all&#8217;amore, dopo? Come sopravvive- se sopravvive- al quotidiano, agli anni, agli urti delle avversità, alle inevitabili cadute di alcune illusioni?</p>
<p>Pochi registi se la sono sentita di narrare l&#8217;amore nel suo divenire; meglio fermarsi ai magici incipit,  allo scoccare di scintille con cui abbagliare il pubblico, alla passione quand&#8217;è ancora nuova e sorprendente. In ogni film d&#8217;amore, il matrimonio è l&#8217;inizio della fine. E&#8217; il preludio ai titoli di coda, un approdo che sa di inevitabile spegnimento.Volevo parlare di matrimoni felici, e lo farò tramite tre diversi autori che non hanno avuto paura di una materia così poco attraente e “conformista” e ne hanno saputo trarre opere “ribelli”.<br />
<strong><br />
<a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/heaven3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-166" title="heaven3" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/heaven3-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a>1- Heaven Can Wait (1943) di Ernst Lubitsch</strong><br />
Il primo è stato Lubitsch. Nella dichiarazione d&#8217;intenti, riguardo a questo film, disse:  &#8220;Sono stanco di film che <em>finiscono</em> col matrimonio. Voglio fare un film che<em> inizi</em> col matrimonio.&#8221; Ed il risultato è uno dei suoi più grandi capolavori. Dovreste vederlo, questo film. Ripeto spesso che Lubitsch è stato il più grande regista del mondo e solo questo film basterebbe a dimostrarlo. In <strong>Heaven Can Wait</strong>, Lubitsch si dimostra un grandissimo rivoluzionario, talmente avanti sui suoi tempi e talmente bravo da riuscire a nasconderlo. L&#8217;amore narrato da Lubitsch non ha preconcetti: è completamente libero, è scandaloso, è gentile, è romantico, è sofferenza ed è vittoria. E&#8217; amore come fede, la fede dimostrata da Marta (Gene Tierney) nei confronti del suo Henry (Don Ameche), libertino e fragile, che diventa immensa forza e sicurezza e lo travolge come un mare in cui trovare riposo. Il matrimonio di Marta ed Henry, che nasce da uno smarrimento non previsto, da un momento rapido e leggero come una farfalla in volo, diviene l&#8217;evento di una vita, è esso stesso vita e respiro, lega i protagonisti e li riscatta di debolezze e perdite.<br />
<a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/heaven2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-167" title="heaven2" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/heaven2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> E in due ore, Lubitsch riesce a fondere due esistenze, mettere a nudo gioie e paure, allestire un vaudeville su un amore per nulla addolcito o abbellito, ma mostrato lucidamente anche nelle sofferenze e delusioni che esso comporta; e lo fa con la grazia che gli è tipica, con la luce leggera e serena di chi ha sempre creduto nella dolcezza infinita delle nostre fragili vite umane. Lubitsch rimane un regista impareggiabile, che narra per allusioni e intuizioni. Suggerisce, svela, accenna, con poche parole, ma con immagini brevi e significanti; il suo uso dell&#8217;immagine è paragonabile a quello della parola poetica. Ed in ultimo, Lubitsch era un maestro della commedia. Sapeva far sorridere. <a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/heaven1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-169" title="heaven1" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/heaven1-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>Non ho mai più trovato (forse in Billy Wilder, che però caratterialmente era ben più cupo di Lubitsch) un altro regista che facesse del suo mestiere un atto d&#8217;amore nei confronti dell&#8217; umanità, condito di sferzate con cui ha rappresentato le contraddizioni della nostra condizione. Lubitsch era un principe ed un poeta, un artista con lo sguardo volto alle stelle, e i piedi ben piantati nel fango.</p>
<p><strong><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/up1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-171" title="up1" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/up1-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>2- Up (2009) di Pete Docter e Bob Peterson<br />
Up</strong> è un film d&#8217;animazione, e come spesso accade, è nel cinema d&#8217;animazione che si ritrovano i sentimenti più puri espressi con grande libertà. In questo caso la casa di produzione, La Pixar, ha fatto dei propri film un terreno sperimentale per parlare di ciò che Hollywood non ammette più nei suoi film mainstream. Mascherati da film per bambini, i film della Pixar spesso sono tra i più profondi e anticonvenzionali specchi della vita e della società. <a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/up2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-172" title="up2" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/up2-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>In <strong>Up</strong>, che è la storia di un&#8217;avventura vissuta da un uomo in età anziana, è presente un film nel film: quattro minuti di prologo che raccontano l&#8217;amore di una vita.  Questo brevissimo corto, muto, accompagnato solo da una musica semplice e dolceamara, rappresenta in poche e rapide sequenze l&#8217;unione di due anime. L&#8217;incontro, i gesti, il costruire insieme; i sogni, la sopravvivenza ai colpi del destino, il sostenersi; i sorrisi, gli sguardi complici, la mano nella mano, la fede reciproca, il sentirsi uno e la forza che ne deriva. <a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/up3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-173" title="up3" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/up3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>In quattro minuti colorati e pudichi, <strong>Up</strong> stupisce per la sensibilità e l&#8217;intelligenza con cui sa trattare una materia così delicata, riempirla di luce e di speranza. Lo sguardo sull&#8217;uomo quando ormai rimane solo è quanto di più malinconico sia stato mostrato in immagini. L&#8217;assenza è così palpabile in ogni scena da permearla di un dolore lieve e infinito; mai patetico, mai urlato. La perdita è una sofferenza muta, e il ricordo sopravvive in ogni oggetto, ogni pensiero.</p>
<p><strong><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/True_Romance_0.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-176" title="True_Romance_0" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/True_Romance_0-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>3- True Romance (Una vita al massimo, 1993) di Tony Scott.</strong><br />
Il film, tradizionale dal punto di vista narrativo, gode di una sceneggiatura di un Quentin Tarantino ancora giovane, che riuscì ad infilare il soggetto “matrimonio” in un film che è completamente trasgressivo. Droga, killers, vite da outsiders, Los Angeles, il pericolo come condizione esistenziale, ironia e rosso sangue: i parametri del cinema di Tarantino ci sono tutti, ma ci sono anche questi due personaggi – candidi come bambini, dal punto di vista sentimentale – che si innamorano come Romeo e Giulietta e si scambiano dolcezze per l&#8217;intera durata del film. <a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/true_romance_pic_01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-177" title="true_romance_pic_01" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/true_romance_pic_01-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a>I due si incontrano e si sposano subito, ad inizio film; e tutte le avventure che attraversano, il nero che li avvolge, la morte che li corteggia, altro non sono che i mezzi per giungere al coronamento del loro sogno: la famiglia. Due anime perdute, cresciute nella strada, che non conoscono altro modo per arrivare alla realizzazione del loro ideale.</p>
<p>“<em>Rubare, truffare, uccidere. Chi ha detto che il romanticismo è morto?</em> “ era lo slogan promozionale del film. Paradossalmente, l&#8217;effetto è che proprio questo amore a suo modo innocente e fedele risalta come l&#8217;aspetto eversivo del film, su un panorama di morte ripetuta, prevedibile e già vista. Non è la struttura di violenza grafica e senza fine a sconvolgere lo spettatore, quanto la tenacia romantica dei due giovani protagonisti, il loro senso di incanto e dedizione reciproca che non esita a dispiegarsi anche su un contesto irrimediabilmente fuori luogo. Tarantino in <strong>True Romance</strong> lavora al di fuori degli stereotipi, li fa esplodere al loro interno.<strong><br />
<a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/true_romance2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-178" title="true_romance2" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/true_romance2-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>True Romance</strong> è la storia di un matrimonio in cui credere fino alla morte – un matrimonio che alla morte fa uno sberleffo divertito, e che trasforma la solitudine sbandata di due giovani votati alla distruzione, in una forza che si fa destino.</p>
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		<title>Hong Kong Express (1994): il cinema/emozione di Wong Kar-Wai</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 10:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; da tanto che desidero parlare di Hong Kong Express ma ogni volta ho preferito rimandare, attendere; quasi con turbamento affettivo, perchè Hong Kong Express nel mio personale vissuto è più di un film, è un sentimento che mi ha tenuto compagnia nel corso degli anni, dopo la folgorazione del primo incontro nel 1994, anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/chungking2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-138" title="chungking2" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/chungking2-300x254.jpg" alt="" width="300" height="254" /></a>E&#8217; da tanto che desidero parlare di Hong Kong Express ma ogni volta ho preferito rimandare, attendere; quasi con turbamento affettivo, perchè Hong Kong Express nel mio personale vissuto è più di un film, è un sentimento che mi ha tenuto compagnia nel corso degli anni, dopo la folgorazione del primo incontro nel 1994, anno della sua uscita.<br />
Hong Kong Express è stato davvero una rivelazione amorosa; è un film che ha aperto il mio cuore ed ha portato alla luce il mio stato sentimentale, mi ha fatto confrontare con il mio atteggiamento nei confronti del mondo, e soprattutto si è dimostrato per me un film sempre nuovo e diverso in accordo alle mie esperienze ed alla mia crescita.<br />
Hong Kong Express è musica, è vibrazioni, è accordi di luci e colori. E&#8217; certamente uno dei film più emotivi che abbia mai visto, e paradossalmente anche uno dei più contenuti. Wong Kar Wai ha un enorme rispetto dello spettatore e racconta i suoi intrecci sentimentali, lasciandogli grande libertà, facendo in modo che egli possa riempire i vuoti, dare voce ai silenzi ed interpretare gli sguardi.</p>
<p><a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/chungking-express1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-139" title="chungking express1" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/chungking-express1-300x177.jpg" alt="" width="300" height="177" /></a>Ma soprattutto Hong Kong Express è un film sull&#8217;assenza.</p>
<p>Vuoto amoroso e calma disperazione, nel caos del quartiere di Chunking, il cui brulicare diventa un rumore sordo e distaccato, su cui campeggia la solitudine dei personaggi. Due gli episodi a comporre il film, entrambi narrati da personaggi maschili; il primo racconta del “poliziotto 223”, (senza amore non si ha nemmeno un nome) distrutto dalla perdita della fidanzata Amei. Questo primo episodio serve a introdurci nell&#8217;universo di Wong Kar-Wai, a creare lo stato d&#8217;animo adatto: ci incanta tra sogno, monologhi senza speranza del protagonista, ed infine  un amore illusorio che torna ad infiammare il suo desiderio. Un amore senza volto, una donna perduta nascosta in una parrucca bionda e grossi occhiali scuri: in fondo, di cos&#8217;altro ha bisogno il cuore di 223 se non di una consolazione femminile su cui trasferire il suo sentimento?<br />
<a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/chungking_express_3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-141" title="chungking_express_3" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/chungking_express_3-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" /></a>Il secondo episodio invece è l&#8217;essenza del film. Anche in questo caso un poliziotto, questa volta 663, tradito dalla sua fidanzata hostess e immerso nella tristezza di un quotidiano che appare svuotato e velato di rimpianto. Il protagonista (un magnetico Tony Leung, il più bello ed intenso tra gli attori prediletti da Wong Kar-Wai) fa della mancanza e della solitudine il suo canto quotidiano, la sua compagnia malinconica. Ogni giorno, nella sua abitazione, torna a ripercorrere nella memoria i momenti vissuti con la sua donna perduta; piange insieme agli oggetti, li consola, li umanizza. Nulla sembra avere più alcun significato, se non in relazione alla sua perdita. Il suo è un dolore dignitoso e a tratti sorridente, mai patetico. 663 crede ancora nell&#8217;amore, e lentamente di accorge di Faye, la ragazza del fast food che si è innamorata di lui. Faye (interpreata da Faye Wong) è la luce del film. Mai un personaggio femminile ha meglio incarnato la vita, la giovinezza e la speranza, con un&#8217;allegria folle e un po&#8217; clownesca che bene controbilancia i toni più oscuri del film. Faye è uno spirito leggero, è bellezza e armonia, una fata lieve che ricolora il mondo di 663. I suoi capelli corti di ragazza, i grandi occhi spalancati sul mondo e sull&#8217;amore, ne fanno un&#8217;anima sperduta e giocosa sullo sfondo di una città in corsa. In una scena in particolare – quella in cui Faye contempla il suo amato e distratto 663 al bancone del fast food, il volto appoggiato sulle braccia, lo sguardo perso nel proprio intimo discorso amoroso, si concentra il senso della cinematografia di Kar-Wai: il regista infatti, facendo uso di riprese in time-lapse (accelerate)  isola e cristallizza il sentimento di Faye, ne fa il protagonista solitario e interiore, mentre intorno tutto scorre.<br />
<a href="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/chung51.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-143" title="chung5" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/02/chung51-267x300.jpg" alt="" width="267" height="300" /></a>Non sono mai riuscita a comprendere perchè Wong Kar Wai abbia spesso suscitato critiche d&#8217;essere troppo “occidentale” ed estetizzante. Wong Kar Wai è un regista di metropoli, ed è chiaro che il suo linguaggio aderisce al suo mondo, in cui i contorni tra le culture e le espressioni si sfanno. Ma l&#8217;accusa di virtuosismo estetico mi sembra ancora più ingiustificata. Guardate Hong Kong Express, che è stato girato quasi interamente camera a spalla, e capirete che la visione di Wong Kar Wai è esattamente lo specchio del suo sentimento. Non avrebbe potuto trovare modo più adatto di raccontare certe storie, mescolando suoni e sensazioni, musiche come interpretazioni emotive, velocità e cromatismi intensi pari a certi sconvolgimenti del cuore. Wong Kar-Wai è una sorta di Godard orientale, più leggero e gentile; è un occhio sugli angeli perduti (per parafrasare un altro suo film) della metropoli, la loro giovinezza eroica e romantica, le illusioni morte e poi ritrovate in un volto lungo la strada.<br />
Wong Kar-Wai è il regista dell&#8217;amore.</p>
<p>﻿</p>
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		<title>Avatar: lasciaci entrare, Cameron&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 13:41:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Avatar]]></category>
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		<description><![CDATA[Premetto: non sono una passatista. La mia fascinazione per il nuovo, e per la tecnologia, è paragonabile a quella di un nerd ventenne, e aspettavo Avatar con entusiasmo, sperando davvero che per me fosse un trip all&#8217;acido lisergico, un&#8217;esperienza che amplificasse i miei sensi e mi facesse perdere in un mondo multidimensionale e psichedelico. Volevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft size-medium wp-image-121" title="avatar-movie" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/01/avatar-movie-300x225.jpg" alt="avatar-movie" width="300" height="225" />Premetto: non sono una passatista. La mia fascinazione per il nuovo, e per la tecnologia, è paragonabile a quella di un <em>nerd </em>ventenne, e aspettavo <em><strong>Avatar</strong></em> con entusiasmo, sperando davvero che per me fosse un trip all&#8217;acido lisergico, un&#8217;esperienza che amplificasse i miei sensi e mi facesse perdere in un mondo multidimensionale e psichedelico. Volevo uscire da me stessa – questo mi aspettavo da <em><strong>Avatar</strong></em>. “Un film come non l&#8217;avete mai visto”, prometteva il comunicato stampa, ed io mi commuovevo quasi, pensando che avrei assistito a qualcosa di nuovo e sconosciuto, e fremevo d&#8217;anticipazione pensando ad un progresso che si sarebbe realizzato <em>hic et nunc</em>,  davanti ai miei occhi.<br />
E così sono andata a vedere <em><strong>Avatar</strong></em>.<br />
E&#8217; cambiata la mia vita? Non direi. Ho assistito a qualcosa di epico e memorabile? No davvero. Sono entrata in una nuova dimensione che alterasse le mie capacità percettive? Anche qui la risposta è negativa, e la delusione cocente: speravo davvero che almeno <em><strong>Avatar</strong></em> mi distraesse.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-122" title="avatar2" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/01/avatar2-300x200.jpg" alt="avatar2" width="300" height="200" />Il film, che dura quasi tre ore, è un fantasy fondato sul senso di colpa, messo in scena dal regista, con cui l&#8217;america paga il prezzo del proprio imperialismo. Si affollano i riferimenti, dalle barbarie subite dai  nativi americani alle vicende più contemporanee:  nel film, il pianeta Pandora è bersaglio di militari senza scrupoli e  la colonizzazione della civiltà aliena si compie al grido di “attacca e distruggi”, eco di quel “Search &amp; Destroy” che identificava l&#8217;operazione in Iraq.<br />
Ma il messaggio di armonia universale, che il regista porta avanti con un populistico taglio <em>new age</em> non basta a colorare di nuovo o a dare spessore ad un film che si regge sulla propria teconologia. Molti altri film (<em>Balla coi Lupi</em>, <em>Pocahontas</em>, <em>Wall-E</em>, <em>La Principessa Mononoke</em>) hanno incarnato in modo più convincente questa visione di pace tra gli uomini e la natura, senza sprofondare in assunti elementari ma appassionandosi in racconti profondi e ricchi di contrasti. Il paradosso di <strong>Avatar</strong> è che nella sua foga di presentarsi come sublimazione della cinematografia in 3D, sia poi irrimediabilmente bidimensionale nello sviluppo narrativo: difatti, nonostante abbia vinto il Golden Globe come migliore film drammatico, conta dialoghi tra i più rozzi e banali degli ultimi anni, monconi di sceneggiatura insulsi e privi di valore drammatico e/o emotivo. E&#8217; un film minato dalla semplicità manichea della storia, da goffaggini di narrazione, e da una rete di rapporti superficiali e spesso inconclusi tra i personaggi.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-123" title="_4miniavatar1" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/01/4miniavatar1-300x225.jpg" alt="_4miniavatar1" width="300" height="225" />E il tanto decantato futurismo dell&#8217;immagine? Certo, <em><strong>Avatar</strong></em> è costato quindici anni di lavorazione; il lavoro sulla <em>performance capture</em> (tecnica digitale con cui si trasferisce l&#8217;attore nel suo alter ego animato) è stato sviscerato fino all&#8217;impossibile, per giungere a quell&#8217;immagine perfetta in cui si fonde realtà ed immaginazione. Ma alla fine, la verità è che <em><strong>Avatar </strong></em>è solo un film d&#8217;animazione, e nemmeno dei migliori.<br />
<em><strong>Avatar </strong></em>ha una sua bellezza, nei colori, nei chiaroscuri delle impalpabili foreste al neon; suggerisce un brivido allo spettatore, per poi tradirlo con personaggi completamente privi di espressività.<br />
Se si pensa, per esempio, al raffinato <em><strong>Up</strong></em> della <em>Pixar</em>, al volto intriso di pudico dolore e di speranza del suo anziano protagonista, capiamo che in <em><strong>Avatar</strong></em> l&#8217;ideale del digitale rimane una potenzialità ancora in via di studio. Un&#8217;immagine tra tutte: il volto digitalizzato della Weaver, immobilizzato in un ridicolo stupore.  Non è così che voglio vedere ridotta una brava attrice.<br />
Più che un approdo, <em><strong>Avatar</strong></em> è il tentativo di un percorso volto ad ampliare il nostro immaginario;  un&#8217;opera sperimentale che pure ha qualche scena toccante, fragili fiori nell&#8217;onnipotenza di sequenze  blindate e prive di sfumature, arroganti come carri armati. Ma non ho ancora menzionato la parte migliore: l&#8217;”oretta” di battaglia finale, che è la vera ragione d&#8217;essere del film. E&#8217; qui che il cinema <img class="alignleft size-medium wp-image-124" title="human_vs_navi_battle_pandora_avatar-wide" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/01/human_vs_navi_battle_pandora_avatar-wide-300x187.jpg" alt="human_vs_navi_battle_pandora_avatar-wide" width="300" height="187" />mainstream americano dà il peggio di sé, con tutte le buone intenzioni di Cameron. Nei 60 minuti di guerra 3D, veniamo violentati, assaliti, confusi, bombardati con immagini così veloci da non poter capire dove e come; la musica incalza, la lotta incalza, gli attori si centuplicano digitalmente, i duelli diventano infiniti, così via fino all&#8217;estrema estenuazione dello spettatore.</p>
<p>I film di azione mi piacciono, e Cameron è uno dei registi migliori del genere. Rivoglio la motivazione, il coinvolgimento, le ragioni drammatiche; rivoglio l&#8217;umanità nei confronti violenti ed adrenalinici. A tutti gli spettatori piace, in fondo, essere strapazzati: ma per favore, fateci entrare nel film. <em><strong>Avatar</strong></em>, a quanto pare, non ha bisogno di noi.</p>
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		<title>La paura, messa a nudo: Coraline</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 14:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcella</dc:creator>
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La migliore definizione breve di Coraline la dà Wikipedia: “Coraline is a 3-D horror fantasy film”. Esatto. Perchè Coraline, marketizzato in Italia come un film per bambini, è più propriamente un horror film, che si riallaccia per temi, situazioni e tratto grafico al gotico americano che ha radici nell&#8217;illustrazione di Edward Gorey, passando per Tim [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-102" title="coraline1" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/01/coraline1-300x211.jpg" alt="coraline1" width="300" height="211" />La migliore definizione breve di<em> Coraline</em> la dà Wikipedia: “Coraline is a 3-D horror fantasy film”. Esatto. Perchè <em>Coraline</em>, marketizzato in Italia come un film per bambini, è più propriamente un horror film, che si riallaccia per temi, situazioni e tratto grafico al gotico americano che ha radici nell&#8217;illustrazione di Edward Gorey, passando per Tim Burton.<br />
<em>Coraline</em> non è decisamente un film per i più piccoli, anche se nel nostro paese alla voce “animazione” si associa istintivamente qualcosa di puerile. In realtà non riesco a pensare ad uno strumento migliore della “stop-motion” (animazione a passo uno, tecnica minuziosa con cui si impressiona un fotogramma alla volta) per dare vita alla fantasia macabra e immaginifica di <em>Coraline</em>, film denso, stratificato, multidimensionale, vero e proprio viaggio nell&#8217;inconscio e nel sogno.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-103" title="coraline2" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/01/coraline2-300x161.jpg" alt="coraline2" width="300" height="161" />Protagonista del film è una bambina insoddisfatta, inquieta, sensibile e malinconica. A lei, il destino di un viaggio simile all&#8217;attraversamento dello specchio di Alice, con l&#8217;approdo in un mondo meraviglioso destinato però a sfaldarsi e decomporsi, nel senso di imputridirsi irrimediabilmente tra orrore e disgusto. Per mezzo di un passaggio che è simile ad un alveo materno, Coraline si ritrova, con una trovata dal sapore freudiano, in una dimensione parallela e del tutto similare a quella originaria, in cui la figura della Madre assume un ruolo primario.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-107" title="coraline3" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/01/coraline31-300x166.jpg" alt="coraline3" width="300" height="166" />Madre/protezione, madre/origine, madre/appartenenza: quale bambino non si identifica in queste certezze? E quale bambino non vive la paura di perderle? Paure che, originatesi nell&#8217;infanzia, si trascinano nell&#8217;età adulta. Ed è in questo che risiede l&#8217;orrore di<em> Coraline</em> – la spietatezza con cui queste paure vengono rivelate, realizzate e messe in scena con lucida determinazione. Quella di <em>Coraline</em> è un&#8217;iniziazione ed allo stesso tempo una metafora esistenziale: la paura che si fa reale, la reazione, le umane debolezze ed infine la rivolta.  Ho amato di <em>Coraline</em> la vulnerabilità della sua protagonista, le sue lacrime e il suo desiderio di combattere, di fronte ad una realtà dolorosa. Il film non si serve di allusioni, e costringe al confronto con il disincanto, la distruzione, la morte. Su tutto campeggia, sublime, la speranza, e l&#8217;indomito spirito umano nella forma più pura della giovinezza.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-110" title="coraline4" src="http://cinema.webwoman.it/files/2010/01/coraline4-300x180.jpg" alt="coraline4" width="300" height="180" />Harry Selick, regista tenacemente attaccato alle tecniche tradizionali, e che non ha ceduto alla comodità della computer art per dare forma ai suoi fantasmi, ha rivestito questa favola nera della visionarietà più incantata, poetica e bizzarra. In <em>Coraline</em> si alternano eco pittoriche surrealiste ed espressioniste: il film è illusione ed emozione, trauma, paesaggio intricato e simbolico pronto a crollare davanti al nostro sguardo, fino a denudarsi in uno schermo bianco, essenziale, vuoto come la morte e la rinascita. Colto e spregiudicato, Selick non si ferma di fronte a tematiche quali il fallimento e la caduta, ma li illumina di bellezza, umanità e poesia, come nella straordinaria sequenza dei fantasmi, animata sullo sfondo di un paesaggio rubato a “Notte Stellata” di Van Gogh.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><em>Coraline</em> è uno dei film più vivi ed ribelli che abbia avuto modo di vedere, luminoso di fede nell&#8217;animo umano; ed artisticamente più raffinati e coraggiosi. Per bambini, e per adulti, senza paura.</p>
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		<title>Liberiamo gli occhi. 6 film di Natale alternativi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 11:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è vero, in questi giorni al cinema imperano visioni di pessimo gusto; ma non solo, accade anche che la commissione cinema del ministero riconosca &#8220;Natale a Beverly Hills&#8221; come un film di interesse culturale, dandogli libero accesso a sgravi fiscali e finanziamenti. In un quadro tanto sgradevole quanto surreale, potete cogliere l&#8217;occasione per dedicarvi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è vero, in questi giorni al cinema imperano visioni di pessimo gusto; ma non solo, accade anche che la commissione cinema del ministero riconosca &#8220;Natale a Beverly Hills&#8221; come un film di interesse culturale, dandogli libero accesso a sgravi fiscali e finanziamenti. In un quadro tanto sgradevole quanto surreale, potete cogliere l&#8217;occasione per dedicarvi a film che rivestono il natale di emozioni diverse, salvandovi dal clima di stupidità consumistica e pecoreccia cui vi vorrebbero piegare.</p>
<p>Il mio consiglio è, mettetevi in salvo. Qui una mia lista personale di film natalizi &#8220;diversi&#8221; per liberarvi gli occhi e la testa.</p>
<p><strong>6 &#8211; Quarto Potere (Citizen Kane, 1941)</strong>.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-79" title="rosebudsnow" src="http://cinema.webwoman.it/files/2009/12/rosebudsnow-300x214.jpg" alt="rosebudsnow" width="300" height="214" />L&#8217;esordio di Orson Welles si apre con il giovane Charles Foster kane che riceve una slitta come regalo di Natale. Quello che segue è uno dei capolavori del cinema, un film che de-struttura e rinnova lo stile cinematografico, spaccando lo schermo con inquadrature inedite, chiaroscuri deformanti, profondità di campo, rivoluzioni visive/sonore e spregiudicate soluzioni cronologiche a sostegno di un personaggio negativo descritto da molteplici punti di vista. Il film più moderno, ribelle e innovatore del novecento.</p>
<p><strong>5- Edward Mani di forbice (Edward Scissorhands, 1990)</strong>.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-80" title="edward_scissorhands15" src="http://cinema.webwoman.it/files/2009/12/edward_scissorhands15-300x166.jpg" alt="edward_scissorhands15" width="300" height="166" />Niente nel film di Tim Burton è normale. Non lo è la spaventosa, alienante vita nel sobborghi americani, non lo sono le buone intenzioni ricoperte di zucchero candito dei suoi abitanti, pronte a trasformarsi in rancore e vendetta. Tim Burton confeziona una favola nera e commossa, con un outisider romantico ed eroico, la cui purezza non si accorda al mondo che lo circonda. L&#8217;immagine di Edward innamorato, che costruisce una statua di ghiaccio per l&#8217;amata, è infinitamente commovente nella sua cristallina e sognante illusione.</p>
<p><strong>4 &#8211; Black Christmas (1974)</strong>.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-81" title="blackXmas" src="http://cinema.webwoman.it/files/2009/12/blackXmas-300x173.jpg" alt="blackXmas" width="300" height="173" />Questo film canadese, diretto da Bob Clark, ha assunto lo stato di <em>cult</em> per il suo carattere rivoluzionario. Non solo per l&#8217;ambiguità dei personaggi, ma soprattutto per aver inventato molti degli stilemi che successivamente diventeranno classici dell&#8217;horror. Si può definire Black Christmas come il primo slasher movie, sanguinoso, disturbante, osceno e dal ritmo lento e allucinatorio. Celebre la bizzarra colonna sonora, fatta di distorsioni sonore: il compositore si servì di coltelli e forchette legati alle corde del pianoforte per ottenere i suoni voluti.</p>
<p><strong>3 &#8211; Eyes Wide Shut (1999)</strong>.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-83" title="eyes-wide-shut" src="http://cinema.webwoman.it/files/2009/12/eyes-wide-shut-300x225.jpg" alt="eyes-wide-shut" width="300" height="225" />Stanley Kubrik si serve del contrasto stridente tra le tematiche sessuali, sociali, psicoanalitiche e il contesto festivo natalizio in cui si svolge la sua ultima opera per accentuare le stonature e l&#8217;impossibilità del protagonista di occupare uno spazio coerente nel surreale disorientamento in cui precipita. Un viaggio emotivo, perverso, di ridefinizione e identificazione.</p>
<p><strong>2 &#8211; Brazil (1985)</strong>.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-84" title="brazill" src="http://cinema.webwoman.it/files/2009/12/brazill-300x225.jpg" alt="brazill" width="300" height="225" />Il film di Terry Gilliam fa parte della sua &#8220;Trilogia dell&#8217;immaginazione&#8221; insieme a <em>Time Bandits</em> e <em>Il Barone di Munchausen</em>, e immagini natalizie ricorrono più volte in questa favola nera, disturbante e umoristica sul consumismo in una società totalitaria. Trionfante di immagini assurde e &#8220;retro-futuriste&#8221;, il film è percorso da un ineluttabile senso disperato e tragicomico della condizione umana.  Sensazionale, potente, apocalittico e molto scomodo.</p>
<p><strong>1 -La morte corre sul fiume ( The night of the Hunter, 1955)</strong>.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-85" title="night" src="http://cinema.webwoman.it/files/2009/12/night-300x225.jpg" alt="night" width="300" height="225" />L&#8217;unico film di Charles Laughton è un capolavoro assoluto, un incubo gotico e terribile che rifiuta lo stile realistico a favore di un espressionismo che si rifà al cinema delle origini. Bambini perduti, e un &#8220;orco&#8221; che è una delle figure più terrificanti nella storia del cinema (interpretato da Robert Mitchum, nei panni di un predicatore fanatico e omicida) fanno di questo film una delle esperienze filmiche più sublimi e stranianti. Indimenicabile lo sguardo spietato e atroce di Mitchum, e i suoi tatuaggi Love &#8211; Hate (amore &#8211; odio) come maledizioni sulle sue mani.</p>
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		<title>Il fallimento dell&#8217;amore: La Donna Che Visse Due Volte (Vertigo) di A. Hitchcock(1958)</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 09:27:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcella</dc:creator>
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Il film più osannato di Hitchcock è anche il suo film più malinconico, più nero e disilluso. Ma ancor di più, Vertigo è uno dei film più perversi della storia del cinema, commovente per la sua dolorosa umanità quanto lucido nel descrivere i forti chiaroscuri morali dei protagonisti. E ne emerge una figura – interpretata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-48" title="vertigo" src="http://cinema.webwoman.it/files/2009/12/vertigo-231x300.jpg" alt="vertigo" width="231" height="300" />Il film più osannato di Hitchcock è anche il suo film più malinconico, più nero e disilluso. Ma ancor di più, <strong>Vertigo</strong> è uno dei film più perversi della storia del cinema, commovente per la sua dolorosa umanità quanto lucido nel descrivere i forti chiaroscuri morali dei protagonisti. E ne emerge una figura – interpretata con straordinaria consapevolezza da <strong>James Stewart</strong> – di uomo non-innamorato, portatore di un amore egoista e vissuto quasi del tutto interiormente. La donna, qui personaggio doppio e colpevole, in realtà scolora nel sacrificio e nella perdita, lontanissima da certe <em>femmes fatales</em> degli anni &#8216;40. Si tratta di una figura debole, perdente, dotata di una genuina capacità sentimentale che non basta a riscattarla in senso eroico; troppo umana e fallace, lascia comunque nello spettatore un senso di pietà affettuosa per la propria drammatica fragilità.<br />
Il film intreccia numerose tematiche – dall&#8217;occulto, al mistero, al trauma freudiano – ma il protagonista che emerge con forza schiacciante è il sentimento, muto ed egoista, di Stewart: un amore che si nutre dei propri impulsi e delle proprie mitologie, tanto che da vittima designata Stewart si trasforma in carnefice della sua donna-angelicata, perduta, ritrovata, e plasmata secondo i suoi bisogni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Vertigo è un film sull&#8217;identità e sulla trasformazione, sulla perdita del reale, sullo scivolamento dei confini del sé: <strong>Kim Novak </strong>porta sul suo corpo e sulla sua psiche i segni del mutamento.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-49" title="vertigonovak" src="http://cinema.webwoman.it/files/2009/12/vertigonovak-203x300.jpg" alt="vertigonovak" width="203" height="300" />Costretta in una idealizzazione che finirà col martirizzarla, corpo vuoto, bianco (come i vestiti che indossa nel film) riempito dei sogni di Stewart, rappresenta la negazione del sé di fronte all&#8217;amore autosufficiente dell&#8217;uomo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La Novak ha la sensibilità è l&#8217;umiltà necessarie per dare forma a due non-personaggi, due ombre dai contorni labili di cui Stewart si impossessa per dare sfogo alle sue ossessioni, al suo inconscio turbato.<br />
Pur oscillando tra generi diversi – il <em>thriller</em>, il <em>dramma</em>, l&#8217;<em>art-film</em> avanguardistico (grazie all&#8217;uso delle grafiche di <strong>Saul Bass</strong>) in realtà <strong>Vertigo</strong> sviluppa un genere del tutto personale, fatto di malinconia, morbosità, poesia funebre e sublime. La famosa “vertigine” del titolo allude efficacemente al “deragliamento dei sensi” attuato dal film.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-medium wp-image-61" title="kim-novak-as-judy-as-madeleine-in-vertigo" src="http://cinema.webwoman.it/files/2009/12/kim-novak-as-judy-as-madeleine-in-vertigo-300x168.jpg" alt="kim-novak-as-judy-as-madeleine-in-vertigo" width="300" height="168" />Celeberrima la scena in cui Stewart costringe la Novak ad assumere le fattezze dei propri fantasmi, costringendola ad una trasformazione che è come un assassinio: cambiandole il colore dei capelli, l&#8217;abito, il trucco e il portamento, Stewart uccide la donna, specchio opaco in cui non riusciva a rivedere il sembiante del suo sentimento. Con una sequenza da brivido in cui la Novak muore/rinasce emergendo da una surreale luce verde, Hitchcock mette in scena un amore necrofiliaco e mortale, in cui a trionfare, seppur brevemente, è il sogno allucinato, totalizzante e spietato di Stewart.<br />
Non esiste più l&#8217;altro, quanto il raggiungimento dell&#8217;obbiettivo, non esiste più un confine tra due anime quanto una fobia inarrestabile e divorante. Da uomo mite e debole, Stewart finirà con l&#8217;infliggere sulla donna la propria &#8220;coazione&#8221; all&#8217; ideale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Non c&#8217;è romanticismo, né redenzione in <strong>Vertigo</strong>; e l&#8217;amore è illusione, scritta su un corpo in cui l&#8217;<em>io</em> va dolorosamente in frantumi.</p>
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