Infinito, passione e realtà: Essere John Malkovich (1999)
18 giugno 2010 scritto da marcella
Essere John Malkovich non è una commedia, e non è nemmeno una stranezza surreale come spesso è stato frettolosamente etichettato. Proiettato al Festival di Venezia nel 1999, il film di Spike Jonze (qui affiancato dal più delirante degli sceneggiatori, Charlie Kaufman) ricevette un’accoglienza tiepidina che non riesco a spiegarmi. Se un festival è, per sua natura, frequentato da amanti del cinema, non capisco come si possa non innamorarsi di un’opera così visionaria, coraggiosa e di rottura; un film che non cerca riferimenti passati né futuri, non si ciba di nulla se non del suo mondo autosufficiente, dell’universo che costruisce e che diventa paradigma esistenziale pur nel suo apparente paradosso.
Essere John Malkovich ha la sua forza nell’essere un film, primaditutto, sui sentimenti umani scavati nel loro nucleo pulsionale. Se proprio occorre trovare un referente (ma credo sia del tutto inutile, mero gioco cinefilo in questo caso), mi viene in mente il Von Stroheim di Greed (1924), che esplorava in modo monumentale le pulsioni erotiche e distruttive dell’uomo. Jonze lo fa in modo più delicato e poetico, non per questo meno terribile, alleviando il percorso nel suo film/tunnel con immagini di grande suggestione immaginaria e romantica.
Pochi film come questo scelgono un linguaggio poetico, non nel senso più trito dell’utilizzo di metafore o complesse simbologie , ma inteso come traduzione emotiva dell’ esistenza, esperienza che si realizza tramite la forma evocativo/musicale del testo filmico: in questo senso non conta l’assurdità degli eventi narrati, quanto la realtà delle sensazioni e dei sentimenti che ne scaturisce. Assistendo a Essere John Malkovich, si partecipa ad un ossimoro: ciò che vedo è assurdo, ciò che provo è vero. Il film di Jonze e Kaufman finisce con l’essere irrimediabilmente realistico.
Sfido chiunque, guardando il film, a non identificarsi brutalmente con lo stato d’animo dei protagonisti, nei loro moti emozionali più involontari: la paura, come smarrimento viscerale e infantile; il desiderio amoroso, pulsione senza appigli razionali né possibilità di redenzione; l’istinto di sopravvivenza, attaccamento alla vita darwiniano e che disumanizza, trasformandoci in creature disposte a sopraffarsi l’un l’altra. E in tutto questo, lo sguardo poetico e ironico di Jonze, la sua comprensione sincera verso quest’umanità disperata ed eroica che cerca, affannosamente, di realizzare i propri desideri, di soddisfare quei bisogni elementari di vita in cui annegano sogni e speranze.
Essere John Malkovich è una sfida, un passaggio per chi vorrà addentrarvisi senza opporre resistenza; è un viaggio che coinvolge i sensi, che stupisce e incanta, che può sconvolgere per la verità che dice sulla natura umana. Si può leggere, senza farsi troppo coinvolgere, come divertissement senza significato, gioco artistico ed arguto di due autori giovani e hip. Ma la verità è che Essere John Malkovich è un film tremendo, intelligente e vero, un’ analisi che si snoda come un dipinto di Escher attorno al vostro Io. Il potere è nei vostri occhi: abbiate il coraggio di guardare.
