Sogno di Prigioniero (Peter Ibbetson, 1935) di Henry Hathaway
8 marzo 2010 scritto da marcella
Andrè Breton lo descriveva come “un film prodigioso, trionfo del pensiero surrealista”. Per Louis Bunuel era uno dei 10 migliori film mai realizzati. Sogno di Prigioniero è un film anomalo nel contesto del cinema hollywoodiano degli anni ’30; un’opera che assorbe, forse in modo inconsapevole, gli stimoli delle correnti avanguardistiche europee e le nuove teorizzazioni della psicologia del sè, fondendole in arte. Stranamente, è reperibile su dvd, ed è uno di quei film che sfugge a qualsiasi tentativo di categorizzazione in generi e stili. Non saprei nemmeno se definirlo “film” poichè poesia in immagini, indagine psicoanalitica, scorribanda nel surrealismo più puro.
Visionario e malinconico, il film è la prova che la creatività e la fantasia umana possano attraversare lo spazio, il tempo, e le imposizioni del sistema pur operando al suo interno. Si tratta infatti di una pellicola nata dalle mani di un regista che, nei dizionari, viene immancabilmente definito un “onesto artigiano”, un esecutore delle direttive del rodato Studio System hollywoodiano: Henry Hathaway, famoso soprattutto per i suoi
malinconici western e per i thriller tesi e perfettamente compiuti. Eppure Hathaway è un inquieto, e mostra sin dagli esordi un lato oscuro ed individualista: giovanissimo, sceglie di collaborare col più anarchico, pazzo e visionario degli autori, quel Joseph Von Sternberg cui dobbiamo tanta cinematografia scomoda, scandalosa e masochista. Von Sternberg era un artista, e Hathaway ne assimila una forte propensione all’onirismo ed una sensibilità disturbata.
Sogno di progioniero viene girato da Hathaway nel 1935, da un romanzo del vittoriano George Du Maurier. Peter e Mary, i due protagonisti, ci vengono presentati ancora bambini, legati da un sentimento più forte di qualsiasi divieto. Divisi brutalmente dagli eventi della vita, si ritrovano riuniti nel sogno, in un mondo lirico ed ideale cui soltanto loro hanno accesso.
Questa storia d’amore, tormentata e sublime, bene si inseriva nel filone di certo romanticismo tragico tipico dell’epoca, di cui Gary Cooper era interprete d’elezione. Eppure Hathaway fa di questo film un capolavoro bizzarro, una celebrazione del sogno alla maniera dei francesi: guardando il film, ci si stupisce che non sia opera di un Cocteau o di Renè Clair. Sogno di Prigioniero è l’incarnazione di un ideale romantico irriducibile ed eroico, che nasce dalle ceneri della letteratura ottocentesca e si proietta nell’azzurro del cielo, in un paesaggio di libertà astratta ed interiore, in una ribellione e rinascita fatta di poesia e d’amore.
Il film va ben oltre la sua matrice romantica, e si imbeve di una spiritualità ed una forza umanissime; è un canto all’uomo, al suo riscatto, alla potenza creatrice del sogno che distrugge qualsiasi ostacolo. Nel film, l’elemento ricorrente sono le sbarre, presenti come limite ad ogni possibilità d’amore ed elevazione oltre le cose. Il sentimento sovrumano dei protagonisti, le loro affinità elettive sono impedite dal “rombo del mondo”, dalle cose terrene e dalla miseria della condizione umana: ma vince lo spirito, lo spazio dell’anima in cui evadere e riscattarsi.
Peter e Mary possono vivere, più pienamente e senza sofferenze, nella propria interiorità che esplode e si fa vita e natura, in perfetta armonia col proprio amore.
Sogno di Prigioniero dà corpo all’ideale, percorre senza turbamenti lo scarto tra il limite e la nostra elevazione. L’amore vince, con grazia umile e silenziosa, levandosi in un volo eterno . Come ben lo definì Franco La Polla, uno dei nostri migliori critici scomparso di recente, il film è senz’altro “la cosa più delirante del cinema mondiale.”
